Le conchiglie di Paolo Alberto Barbieri. Le ritrovate "Gusse maritime" del fratello di Guercino

Massimo Pulini

Quattordici conchiglie, di dodici specie diverse e molto differenti per dimensioni, appaiono disposte su un piano di legno scuro. Della tavola si scorge solo il lato che si pone parallelo e vicino al bordo inferiore della tela, che rifinisce l’immagine e restituisce l’idea di una mensola posta in una nicchia a parete. Lo scaffale affonda nel buio più cupo, ma in primo piano raccoglie una luce intensa che esalta la materia calcarea senza impedire morbidezza alla calda pittura che la descrive.

 

Non è dunque un banco di vendita e tantomeno un lastrico di porto sul quale sono stati scaricati molluschi al ritorno da una giornata di pesca, come d’uso in molti dipinti napoletani del XVII secolo. Nelle scene da scoglio, in quelle da pescheria o da cucina le tele dei più noti rappresentanti di quella scuola, i Recco, Paolo Porpora e Baldassarre De Caro, grondano di un’acqua e di un’umidità che va a imperlare le viscere dei pesci, le chele dei crostacei e i muscoli gonfi dei molluschi.

 

Qui tutto invece è asciutto e vuoto, nel silenzio di un interno restano le conchiglie pulite che prendono luce diagonale da una finestra, come fossero già parte di una collezione.

 

Possiamo riconoscere con precisione tutti gli animali che le abitavano e che, nei secoli successivi all’esecuzione del dipinto, hanno avuto puntuale classificazione scientifica.

 

Domina la composizione una grande bivalva disposta in diagonale, una Pinna nobilis, raffigurata nella sua madreperla scura e opalina, che crepita di luce sulla punta lanceolata. Sotto di essa la capasanta, una Pecten jacobaeus, mostra il suo interno a ventaglio rovesciato, mentre sul secondo piano a sinistra resta in ombra la possente Tridacna gigas, che ha l’aspetto di un’acquasantiera barocca. Fermiamo l’elenco nominale sulla bellissima conchiglia tondeggiante a chiocciola che si staglia sulla destra e che figura, come Tonna galea. Occupano infine il rimanente spazio le conchiglie più piccole che, distribuendosi in modo armonico sul piano, con le loro spirali a guglia o con le superfici tartarugate, completano l’accorta composizione.

 

Forse qualcuno potrebbe impegnarsi a cercare ragioni simboliche e rimandi teologici a questo raggruppamento di bellezze naturali, la conchiglia distintiva dei pellegrini devoti a San Giacomo e la Tridacna che ha la forma di una mano offerente indurrebbero a questo percorso di lettura, ma va detto che il fascino oggettivo della composizione e la qualità della pittura, incisiva e vellutata insieme, dispiegano da soli un racconto singolare e prezioso.